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L'EX - Agostinelli: "Napoli, Vergara ha numeri importanti, mi convince nella nuova posizione, i giovani di talento devono giocare, anche Marianucci si è messo in evidenza, spero trovi spazio, mercato? Serve un centrale di livello"
28.07.2026 13:46 di Redazione
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A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Si è concluso ieri il ritiro di Dimaro del Napoli, un ritiro che ha dato indicazioni importanti. Vorrei partire dalla figura di Antonio Vergara: un calciatore che lo scorso anno ha iniziato a trovare spazio dopo i tanti infortuni nel reparto offensivo e che oggi sembra essere uno dei giocatori più in forma, su cui il Napoli può fare maggiore affidamento. È d'accordo?
 
“In un periodo in cui stiamo cercando di far capire a tutte le società che i giovani di talento devono giocare, mi sembra che Vergara rappresenti proprio questo caso. Le qualità le conosciamo tutti e, probabilmente, se il suo percorso non si fosse interrotto per l’infortunio al crociato, avrebbe già trovato continuità. Mi auguro che questa sia davvero la stagione della sua consacrazione, perché ha numeri importanti".
 
Il Napoli ha appena rinnovato il contratto di Vergara. Mister Allegri lo considera una mezzala più che un esterno offensivo e lo abbiamo visto ricoprire questo ruolo anche nelle amichevoli di Dimaro. La convince questa nuova posizione? 
 
“Sì, mi convince. In un centrocampo a tre le due mezzali sono quasi dei trequartisti. Da esterno d’attacco in un 4-3-3 sei più vincolato alla corsia, mentre da mezzala puoi esprimere meglio le tue qualità. Naturalmente, quando la squadra perde il possesso, deve tornare nella sua posizione, ma credo che quella di mezzala, sia a destra che a sinistra, sia il ruolo più adatto alle sue caratteristiche. Un altro ragazzo che, secondo me, si è messo particolarmente in evidenza, soprattutto nella seconda amichevole, è Luca Marianucci. Fa sorridere pensare che inizialmente non fosse partito con il gruppo, ma spesso le grandi opportunità nascono anche per caso. Ha giocato titolare accanto a Rrahmani, disputando una buona gara, con un sinistro preciso e ottime chiusure difensive. È un mancino che può giocare sia in una difesa a tre sia in una difesa a quattro. Siamo però soltanto all'inizio della stagione: ci sono amichevoli in cui si gioca meglio e altre meno. La cosa più importante è conquistare la fiducia dell'allenatore. Quando arriva un nuovo tecnico si riparte tutti da zero e questi ragazzi, che finora hanno avuto poco spazio, devono giocarsi le proprie carte”.
 
Pensa che Marianucci abbia le qualità per restare stabilmente nella rosa del Napoli? 
 
“L'anno scorso lo abbiamo visto poco anche a causa del prestito, ma secondo me aveva già dimostrato di poter essere un giovane di prospettiva all’Empoli. Io credo di sì, penso che possa tranquillamente far parte della rosa. Naturalmente la cosa fondamentale sarà trovare spazio. Si dice spesso che allenarsi con i grandi faccia crescere, ed è vero, ma si migliora davvero quando si gioca la domenica. Quindi restare in rosa senza giocare non aiuterebbe un giovane come Marianucci a crescere”.
 
Tra Marianucci e Rafa Marín, i due difensori rientrati dai rispettivi prestiti, chi le sembra oggi più pronto per restare in rosa? 
 
“È difficile dirlo. Bisognerebbe averli seguiti con maggiore continuità e vederli giocare di più. Preferisco non dare giudizi se non ho elementi sufficienti. Non mi piace esprimere opinioni tanto per farlo".
 
Intanto il Napoli è alla ricerca di un difensore centrale dopo l'infortunio di Alessandro Buongiorno. L'Inter, invece, sembra aver individuato il proprio rinforzo in John Stones. È un difensore che, nonostante l'età, può ancora fare la differenza in Serie A? 
 
“Sì, può ancora fare la differenza, magari per una o due stagioni. L'importante è che arrivi con le giuste motivazioni. Penso, ad esempio, a Walker al Milan, che non ha inciso come ci si aspettava, mentre altri campioni, come Modric, hanno continuato a fare bene. Stones è un ottimo difensore e sa anche impostare il gioco: secondo me è un grande acquisto. Per quanto riguarda il Napoli, invece, credo abbia assolutamente bisogno di un centrale di alto livello".
 
Si continua a parlare con insistenza di Benoît Badiashile: sarebbe un acquisto capace di alzare il livello del Napoli? 
 
“Sì, considerando il valore del giocatore, credo proprio di sì. Il Napoli ha bisogno di un difensore di primissima fascia, non di una soluzione di ripiego. Purtroppo, però, acquistare calciatori dalla Premier League è sempre molto complicato dal punto di vista economico. Lo stesso vale per Cristian Romero, seguito anche dall'Inter, ma le cifre sembrano proibitive per i club italiani. Romero mi è sempre piaciuto tantissimo. È cresciuto in Italia, tra Genoa e Juventus, e poi è esploso definitivamente. È normale che in Inghilterra guadagni molto di più, ma rimane un difensore che ho sempre apprezzato".
 
Passiamo alla Juventus. Al momento il mercato bianconero procede molto lentamente e, al netto dell'acquisto di Ekhator, fermato subito da un infortunio, sembra ancora incompleto. Le dà l'impressione di essere in ritardo? 
 
“Sì. Credo che Spalletti, che oggi guida la Juventus, sia anche un po' contrariato perché il mercato procede molto lentamente. La squadra non si è ancora rinforzata come dovrebbe. È vero che si parla di operazioni importanti, come Kolo Muani e Suzuki, ma per il momento manca ancora qualcosa. Questo dimostra anche le difficoltà economiche del calcio italiano. L'unica squadra che si è mossa con decisione è il Milan. Il Napoli, invece, ha bisogno di pochi ritocchi, anche perché dovrà prima completare le uscite. Il Milan è partito molto forte sul mercato, ma era anche la squadra che aveva maggiormente bisogno di un profondo rinnovamento dopo la deludente stagione precedente".
 
Tra i messaggi che ci arrivano, un ascoltatore ci ricorda che la Juventus segue Kessie, Kolo Muani, Suzuki, Vicario ed altri, ma finora non ha ancora chiuso le operazioni. Si aspetta un'accelerazione nelle prossime settimane? 
 
“Me l'aspetto per forza. Così la Juventus non può restare. Oggi le società italiane sono molto più attente ai bilanci e questo può rallentare le operazioni, ma credo che entro un paio di settimane dovrà arrivare un'accelerazione importante".
 
Come giudica la vicenda Nazionale?
 
“L'errore più grande è stato far emergere la vicenda dell’azienda di scommesse russa soltanto dopo che Pirlo era ormai stato praticamente scelto. Tutte queste verifiche dovevano essere fatte prima. È questo che ha alimentato ulteriormente le polemiche e ha creato un'altra situazione difficile per la Federazione e per il calcio italiano".
 
Oggi il nome più accreditato per la panchina della Nazionale sembra essere quello di Roberto Mancini. È un profilo che la convince?
 
“Sì, mi convince. So che molti ricordano il modo in cui lasciò la Nazionale, ma in Italia sono stati commessi errori ben più gravi. Oggi abbiamo bisogno di un commissario tecnico esperto, autorevole e con personalità. Da questo punto di vista Mancini rappresenta certamente una soluzione valida".
 
Dopo le dimissioni di Maldini, resta anche il dubbio sul futuro del ruolo di direttore tecnico. Secondo lei verrà nominato un sostituto?
 
“Io credo di sì. È una figura importante perché rappresenta il collegamento tra Federazione e squadra. Non so chi possa essere il nome giusto, ma in Italia ci sono tanti ex calciatori e dirigenti di grande spessore che hanno dimostrato professionalità anche fuori dal campo".
 
Un ascoltatore le chiede se, oltre alla vicenda delle sponsorizzazioni, possa aver inciso anche il presunto conflitto d'interessi legato ai figli di Pirlo e Maldini, entrambi attivi nel mondo delle procure sportive.
 
“Può essere stato un elemento da valutare, certamente. Esiste un possibile conflitto d'interessi, ma non so quanto abbia inciso rispetto alla questione legata alle sponsorizzazioni. Probabilmente tutte queste situazioni, messe insieme, hanno contribuito a creare il problema. Tutte verifiche che, secondo me, andavano fatte prima. Era tutto materiale che doveva essere approfondito prima di prendere una decisione".
 
Attribuisce questa responsabilità al presidente Giovanni Malagò oppure a Maldini e Leonardo? 
 
“Penso che Malagò si sia affidato alle valutazioni di Maldini e Leonardo. Quando nomini un direttore tecnico e dei consulenti, è normale che siano loro a occuparsi di queste situazioni. Almeno questa è la mia impressione".
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L'EX - Agostinelli: "Napoli, Vergara ha numeri importanti, mi convince nella nuova posizione, i giovani di talento devono giocare, anche Marianucci si è messo in evidenza, spero trovi spazio, mercato? Serve un centrale di livello"

di Redazione

28/07/2026 - 13:46

A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Si è concluso ieri il ritiro di Dimaro del Napoli, un ritiro che ha dato indicazioni importanti. Vorrei partire dalla figura di Antonio Vergara: un calciatore che lo scorso anno ha iniziato a trovare spazio dopo i tanti infortuni nel reparto offensivo e che oggi sembra essere uno dei giocatori più in forma, su cui il Napoli può fare maggiore affidamento. È d'accordo?
 
“In un periodo in cui stiamo cercando di far capire a tutte le società che i giovani di talento devono giocare, mi sembra che Vergara rappresenti proprio questo caso. Le qualità le conosciamo tutti e, probabilmente, se il suo percorso non si fosse interrotto per l’infortunio al crociato, avrebbe già trovato continuità. Mi auguro che questa sia davvero la stagione della sua consacrazione, perché ha numeri importanti".
 
Il Napoli ha appena rinnovato il contratto di Vergara. Mister Allegri lo considera una mezzala più che un esterno offensivo e lo abbiamo visto ricoprire questo ruolo anche nelle amichevoli di Dimaro. La convince questa nuova posizione? 
 
“Sì, mi convince. In un centrocampo a tre le due mezzali sono quasi dei trequartisti. Da esterno d’attacco in un 4-3-3 sei più vincolato alla corsia, mentre da mezzala puoi esprimere meglio le tue qualità. Naturalmente, quando la squadra perde il possesso, deve tornare nella sua posizione, ma credo che quella di mezzala, sia a destra che a sinistra, sia il ruolo più adatto alle sue caratteristiche. Un altro ragazzo che, secondo me, si è messo particolarmente in evidenza, soprattutto nella seconda amichevole, è Luca Marianucci. Fa sorridere pensare che inizialmente non fosse partito con il gruppo, ma spesso le grandi opportunità nascono anche per caso. Ha giocato titolare accanto a Rrahmani, disputando una buona gara, con un sinistro preciso e ottime chiusure difensive. È un mancino che può giocare sia in una difesa a tre sia in una difesa a quattro. Siamo però soltanto all'inizio della stagione: ci sono amichevoli in cui si gioca meglio e altre meno. La cosa più importante è conquistare la fiducia dell'allenatore. Quando arriva un nuovo tecnico si riparte tutti da zero e questi ragazzi, che finora hanno avuto poco spazio, devono giocarsi le proprie carte”.
 
Pensa che Marianucci abbia le qualità per restare stabilmente nella rosa del Napoli? 
 
“L'anno scorso lo abbiamo visto poco anche a causa del prestito, ma secondo me aveva già dimostrato di poter essere un giovane di prospettiva all’Empoli. Io credo di sì, penso che possa tranquillamente far parte della rosa. Naturalmente la cosa fondamentale sarà trovare spazio. Si dice spesso che allenarsi con i grandi faccia crescere, ed è vero, ma si migliora davvero quando si gioca la domenica. Quindi restare in rosa senza giocare non aiuterebbe un giovane come Marianucci a crescere”.
 
Tra Marianucci e Rafa Marín, i due difensori rientrati dai rispettivi prestiti, chi le sembra oggi più pronto per restare in rosa? 
 
“È difficile dirlo. Bisognerebbe averli seguiti con maggiore continuità e vederli giocare di più. Preferisco non dare giudizi se non ho elementi sufficienti. Non mi piace esprimere opinioni tanto per farlo".
 
Intanto il Napoli è alla ricerca di un difensore centrale dopo l'infortunio di Alessandro Buongiorno. L'Inter, invece, sembra aver individuato il proprio rinforzo in John Stones. È un difensore che, nonostante l'età, può ancora fare la differenza in Serie A? 
 
“Sì, può ancora fare la differenza, magari per una o due stagioni. L'importante è che arrivi con le giuste motivazioni. Penso, ad esempio, a Walker al Milan, che non ha inciso come ci si aspettava, mentre altri campioni, come Modric, hanno continuato a fare bene. Stones è un ottimo difensore e sa anche impostare il gioco: secondo me è un grande acquisto. Per quanto riguarda il Napoli, invece, credo abbia assolutamente bisogno di un centrale di alto livello".
 
Si continua a parlare con insistenza di Benoît Badiashile: sarebbe un acquisto capace di alzare il livello del Napoli? 
 
“Sì, considerando il valore del giocatore, credo proprio di sì. Il Napoli ha bisogno di un difensore di primissima fascia, non di una soluzione di ripiego. Purtroppo, però, acquistare calciatori dalla Premier League è sempre molto complicato dal punto di vista economico. Lo stesso vale per Cristian Romero, seguito anche dall'Inter, ma le cifre sembrano proibitive per i club italiani. Romero mi è sempre piaciuto tantissimo. È cresciuto in Italia, tra Genoa e Juventus, e poi è esploso definitivamente. È normale che in Inghilterra guadagni molto di più, ma rimane un difensore che ho sempre apprezzato".
 
Passiamo alla Juventus. Al momento il mercato bianconero procede molto lentamente e, al netto dell'acquisto di Ekhator, fermato subito da un infortunio, sembra ancora incompleto. Le dà l'impressione di essere in ritardo? 
 
“Sì. Credo che Spalletti, che oggi guida la Juventus, sia anche un po' contrariato perché il mercato procede molto lentamente. La squadra non si è ancora rinforzata come dovrebbe. È vero che si parla di operazioni importanti, come Kolo Muani e Suzuki, ma per il momento manca ancora qualcosa. Questo dimostra anche le difficoltà economiche del calcio italiano. L'unica squadra che si è mossa con decisione è il Milan. Il Napoli, invece, ha bisogno di pochi ritocchi, anche perché dovrà prima completare le uscite. Il Milan è partito molto forte sul mercato, ma era anche la squadra che aveva maggiormente bisogno di un profondo rinnovamento dopo la deludente stagione precedente".
 
Tra i messaggi che ci arrivano, un ascoltatore ci ricorda che la Juventus segue Kessie, Kolo Muani, Suzuki, Vicario ed altri, ma finora non ha ancora chiuso le operazioni. Si aspetta un'accelerazione nelle prossime settimane? 
 
“Me l'aspetto per forza. Così la Juventus non può restare. Oggi le società italiane sono molto più attente ai bilanci e questo può rallentare le operazioni, ma credo che entro un paio di settimane dovrà arrivare un'accelerazione importante".
 
Come giudica la vicenda Nazionale?
 
“L'errore più grande è stato far emergere la vicenda dell’azienda di scommesse russa soltanto dopo che Pirlo era ormai stato praticamente scelto. Tutte queste verifiche dovevano essere fatte prima. È questo che ha alimentato ulteriormente le polemiche e ha creato un'altra situazione difficile per la Federazione e per il calcio italiano".
 
Oggi il nome più accreditato per la panchina della Nazionale sembra essere quello di Roberto Mancini. È un profilo che la convince?
 
“Sì, mi convince. So che molti ricordano il modo in cui lasciò la Nazionale, ma in Italia sono stati commessi errori ben più gravi. Oggi abbiamo bisogno di un commissario tecnico esperto, autorevole e con personalità. Da questo punto di vista Mancini rappresenta certamente una soluzione valida".
 
Dopo le dimissioni di Maldini, resta anche il dubbio sul futuro del ruolo di direttore tecnico. Secondo lei verrà nominato un sostituto?
 
“Io credo di sì. È una figura importante perché rappresenta il collegamento tra Federazione e squadra. Non so chi possa essere il nome giusto, ma in Italia ci sono tanti ex calciatori e dirigenti di grande spessore che hanno dimostrato professionalità anche fuori dal campo".
 
Un ascoltatore le chiede se, oltre alla vicenda delle sponsorizzazioni, possa aver inciso anche il presunto conflitto d'interessi legato ai figli di Pirlo e Maldini, entrambi attivi nel mondo delle procure sportive.
 
“Può essere stato un elemento da valutare, certamente. Esiste un possibile conflitto d'interessi, ma non so quanto abbia inciso rispetto alla questione legata alle sponsorizzazioni. Probabilmente tutte queste situazioni, messe insieme, hanno contribuito a creare il problema. Tutte verifiche che, secondo me, andavano fatte prima. Era tutto materiale che doveva essere approfondito prima di prendere una decisione".
 
Attribuisce questa responsabilità al presidente Giovanni Malagò oppure a Maldini e Leonardo? 
 
“Penso che Malagò si sia affidato alle valutazioni di Maldini e Leonardo. Quando nomini un direttore tecnico e dei consulenti, è normale che siano loro a occuparsi di queste situazioni. Almeno questa è la mia impressione".